Articolo redatto sulla base delle più recenti evidenze scientifiche e supervisionato dal Professor Paolo Lanzetta, Specialista in Oftalmologia, Fondatore e Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Microchirurgia Oculare IEMO.
La risposta in breve: la cataratta secondaria non è una recidiva, cioè una cataratta che ricompare. È l’opacizzazione della capsula posteriore (PCO), la membrana naturale che sostiene la lente intraoculare impiantata durante l’intervento di cataratta. Si risolve con la capsulotomia YAG laser: una procedura ambulatoriale di pochi minuti, indolore, senza incisioni, che si esegue una sola volta per occhio e restituisce la visione persa.
In questo articolo risponderemo a:
- che cos’è davvero la cataratta secondaria e perché si forma
- quali sono i sintomi che devono far sospettare la PCO
- come funziona la capsulotomia Nd:YAG laser e quanto dura la convalescenza
- quali sono rischi, costi e numero di sedute necessarie
Che cos’è la cataratta secondaria
Quando operiamo un paziente di cataratta, rimuoviamo il cristallino opacizzato e conserviamo la sua “custodia” naturale, il sacco capsulare, in cui impiantiamo la lente intraoculare (IOL). Con il tempo, alcune cellule rimaste possono proliferare sulla parete posteriore di quella custodia e opacizzarla nuovamente. Questa è una delle principali cause di esordio della cataratta secondaria.
Il risultato è una visione offuscata. Da qui il nome attribuito da molti pazienti seconda cataratta o cataratta secondaria, che con un termine clinico, definiamo opacizzazione della capsula posteriore. Il cristallino non torna: la cataratta operata non si riforma mai.
Una parte dei pazienti può sperimentare questa condizione dai 6 mesi ai due anni dall’intervento . Precisiamo che non si tratta né di una complicanza chirurgica, né di una microchirurgia riuscita male: è una reazione biologica dell’occhio.
“La domanda che ci sentiamo rivolgere più spesso dai nostri pazienti? Professore, mi sta tornando la cataratta? La risposta è no. Ed è importante che il paziente lo capisca, perché vogliamo rassicurarlo che si tratta di una condizione che si risolve in pochi minuti, in ambulatorio, in modo definitivo“, spiega il Prof. Lanzetta.
Cataratta secondaria: i sintomi
I sintomi sono quelli della cataratta e compaiono in modo graduale:
- riduzione della nitidezza della vista
• perdita di intensità dei colori e di contrasto
• aumento della sensibilità alla luce intensa
• presenza di aloni intorno alle luci
• visione doppia
• problemi nella guida nelle ore notturne.
La conferma arriva con una visita oculistica e l’esame alla lampada a fessura.
Sono sintomi a te noti? Non rimanere nel dubbio: chiarisci se si tratta di cataratta secondaria.
Prenota una visita specialistica ora.
Puoi farlo anche in autonomia su MioDottore
La capsulotomia Nd:YAG laser: come funziona
La cataratta secondaria si tratta con il laser Nd:YAG (Yttrium Alluminium Garnet). Il trattamento non è invasivo: il laser non taglia e non brucia: genera micro-impulsi che, per fotodisruzione, aprono una finestra circolare al centro della capsula opacizzata, lungo l’asse visivo.
Il percorso è semplice e conta di alcuni step:
- preparazione: collirio midriatico cioè per dilatare la pupilla e un anestetico topico
- nessuna anestesia iniettiva
- nessun digiuno
- trattamento: il paziente è seduto davanti allo strumento, con una lente d’appoggio sull’occhio. Dura pochi minuti e non è doloroso: si percepiscono lampi di luce e piccoli clic.
“La capsulotomia Nd:YAG è una delle procedure a più alto rapporto beneficio-rischio di cui disponiamo. Il paziente entra con la vista velata ed esce, poche ore dopo, vedendo di nuovo. Ma proprio perché è rapida non va banalizzata, come d’altronde, nessun altro intervento: energia, mira e ampiezza dell’apertura vanno calibrate sul singolo occhio e sul tipo di IOL impiantata.” continua il Professor Lanzetta.
Convalescenza, rischi, sedute
Non esiste un vero decorso post-operatorio. Si torna a casa subito: raccomandiamo ai nostri pazienti di farsi accompagnare perché la pupilla resta dilatata per qualche ora e la visione è temporaneamente sfocata. Il recupero è immediato o entro 24-48 ore. Si prescrive un breve ciclo di collirio antinfiammatorio. Nessun punto, nessuna medicazione. Come per qualsiasi intervento, però, raccomandiamo di chiamare il medico oculista se la vista peggiora o nel caso non si riscontrassero benefici.
“Successivamente al trattamento è normale avere piccoli fastidi nel campo visivo come macchie o puntini che scompaiono generalmente nell’arco di poche settimane. In IEMO pianifichiamo una visita di controllo dopo qualche settimana. Rimangono validi i suggerimenti di evitare di strofinare l’occhio appena trattato e proteggersi dalla luce solare con occhiali da sole. Con questo trattamento si ritorna a una visione nitida.” chiarisce il Professor Lanzetta.
Rischi: sono rari ma reali, e per questo che consigliamo di sottoporsi al trattamento quando la cataratta secondaria influisce negativamente sulle attività di tutti i giorni. Quali possono essere? Rialzo transitorio della pressione intraoculare (motivo per cui la misuriamo dopo la seduta), infiammazione, comparsa di corpi mobili (mosche volanti), e con frequenza molto bassa edema maculare o distacco di retina.
Nei pazienti affetti da miopia elevata o con anamnesi retinica la valutazione preliminare è più approfondita.
Quante sedute: una sola, per ciascun occhio. La capsula, una volta aperta, non si richiude: la cataratta secondaria non è recidiva. Se entrambi gli occhi sono coinvolti, si trattano in due sedute distinte.
